Giancarlo è mio amico dalle elementari: 46 anni, giovanile, palestrato, alto, mediterraneo, brillante … insomma tipo animatore Alpitour dalla battuta pronta e simpatica. Laureato, colto, magnetico, solare, sciupafemmine.
L’ultima uscita fu in pizzeria con mogli e figli. Ridemmo per le storielle sentimentali di comuni amici e commentammo le vicende della nostra squadra del cuore (il Napoli) convenendo sul fatto che questo era l’anno buono per lo scudetto; nel frattempo le nostre signore si accordavano per tentare di andare finalmente in vacanza insieme in Sardegna.
Ho rivisto Giancarlo ieri sera, abbiamo preso un aperitivo e chiacchierato un po’.
Era triste e sconsolato: non sta prendendo più la cassa integrazione e non sa come andrà a finire con l’azienda presso cui lavorava.
La famiglia gli paga il mutuo della casa, gli amici tutti gli stanno vicino ma ... nei suoi occhi si legge l’odio, la rabbia, la frustrazione.
Lavora ogni tanto in una ditta di pulizie e, bravo com’è a far tutto, fa vari lavoretti per alcuni condomìni.
Era irriconoscibile, distratto, confuso.
Ho sofferto a vederlo con le lacrime agli occhi che faceva di tutto per trattenere. Le sue bambine, la moglie, la chitarra, il pc, il volontariato … nulla riusciva a farlo riprendere.
“Non ho più voglia di fare niente … se avessi il coraggio mi ammazzerei !!!!”.
“Ma che cazzo dici, scemo, è solo un periodaccio … qualcosa uscirà, vedrai!!!”
Poi un rapido saluto …” vabbé è tardi torno a casa …ciao”.
Non mi sono neanche girato. L’ho visto allontanarsi in fretta riflesso nella vetrina del salumiere piena di ogni ben di Dio.
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