La gente ama stare nella folla perché nella folla diluisce tutto e magari può anche dimenticare se stessa e la propria infelicità e/o inferiorità.
La gente non lascia mai la folla. Ogni occasione è buona per stare tra la folla.
In mezzo alla folla a fare lo struscio tra la gente alla festa del santo patrono, in mezzo alla folla allo stadio a fare il tifo per la “propria” squadra, in mezzo alla folla in Chiesa alla messa di mezzogiorno, in mezzo alla folla al centro commerciale il sabato sera, in mezzo a tutti gli altri stolti in ghingheri, ognuno convinto di essere migliore degli altri, ognuno occupato a vantare i propri meriti, ognuno sostenuto da altri stolti. Senza neanche essere padroni di se stessi, tutti vantano le loro proprietà.
La mia nazione, la mia squadra, la mia religione, la mia razza, la mia ricchezza, la mia famiglia, il mio cane, i miei figli, i miei genitori. Tutto “mio”.
Anche se poi ce ne andiamo senza portarci nulla così come siamo venuti a questo mondo a mani vuote. Che follia la folla.
Perché proprio non ce la fanno a vivere soli.
Tu vorresti parlare dell’esistenza, dei pianeti, dell’animo umano e dell’anima, di chi siamo e dove andiamo e non solo della campagna acquisti del Napoli e del culo della collega che tanto non te la dà manco se la paghi con uno stipendio intero. Lei ne vuole almeno 2.
Anche il collega che ho in ufficio proprio non ce la fa a stare da solo. Dopo massimo 10 minuti di silenzio comincia a fremere. Spegne e riaccende il pc, apre e chiude la finestra, regola per l’ennesima volta il termostato del condizionatore, fa la punta alla matita che ormai non si usa più, poi pulisce la tastiera, lucida il monitor con lo spray ed ogni tanto mi guarda per capire cosa faccio e perché non parlo. Allora telefona alla moglie e le fa una cazziata. Poi telefona al collega nella stanza di fronte per chiedergli se è tutto a posto. Poi riprende a leggere per la seconda volta i giornali gratuiti “leggo” e “city” e si sofferma sulla pagina di cronaca commentando l’omicidio di tizio o lo strangolamento di caia e mi chiede se ho visto “chi la visto?” speranzoso in un mio commento. Poi comincia a mangiarsi le unghie e diventa sempre più irritato. Allora si alza e va al cesso e lì, per fortuna, incontra qualcuno con cui scambiare due chiacchiere e rientra, finalmente, rasserenato.
Poi, preso il coraggio a due mani, mi si avvicina e fa “tutto bene?” ed io rispondo con un sorriso “benissimo, grazie”.
Ecco. Ora siamo di nuovo in due.
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